Google in tribunale per il Sandbox

Il sito web KinderStart.com dopo aver perso quasi il 70% del suo abituale traffico ha deciso di intentare una class action contro il gigante dei motori di ricerca Google. Alla base della causa oltre al temuto Sandbox anche l'impossibilità da parte dei webmaster di comunicare con Google per conoscere le motivazioni della penalità.

Marzo 2006

Google action class

Il sito web KinderStart.com dopo essere stato "bannato" da Google ed aver perso quasi il 70% del suo abituale traffico ha deciso di intentare una class action contro il gigante dei motori di ricerca. Alla base della causa, oltre al temuto Sandbox, anche l'impossibilità da parte dei webmaster di comunicare con Google per conoscere le motivazioni della penalità, rendendo di fatto impossibile intraprendere eventuali azioni correttive.

Il punto di partenza della causa è quindi quello del diritto di presenza su Google di tutti i siti, a maggior ragione per quei siti che si sono trovati penalizzati dagli algoritmi antispam di Google senza un reale motivo o senza l'utilizzo di tecniche "Black Hats".
Il secondo punto è invece il diritto a conoscere le motivazioni di un eventuale banning e di avere la possibilità di porvi rimedio prima che un'eventuale penalità venga applicata.

Al momento non c'è alcuna risposta ufficiale da parte del principale Search Engine mondiale che già alcuni anni fa aveva dovuto fronteggiare una causa simile, poi vinta, sostenendo che il proprio algoritmo di indicizzazione rappresenta un'opinione e in quanto tale è protetta dal Primo Emendamento.

Consapevoli di questa sentenza gli avvocati di KinderStart hanno preannunciato che contrapporranno a quella sentenza una linea d'accusa che, basandosi sulla libertà di parola, sosterrà che l'importanza attuale di Google per la visibilità di un sito web è tale da essere una risorsa essenziale e che quindi la possibilità di comparirvi non possa essere esclusa a nessuno senza un chiaro ed esplicito avvertimento.